Fake News sul Coronavirus: Attenzione a ciò che condividi sui social ai tuoi contatti e con i tuoi amici e parenti

In un momento storico come questo, ci ritroviamo ad affrontare due emergenze: l’emergenza Covid-19, in primis, ma anche l’emergenza che vede tantissime fake news circolare online e, soprattutto, sui social network.
La disinformazione è un problema che c’è sempre stato, ma con l’avvento del web, dell’informazione digitale e dei social network, ha acquisito la capacità di raggiungere migliaia di persone in pochissimo tempo. Le bufale hanno sempre avuto effetti negativi sulla società, tuttavia, durante una crisi sanitaria, i rischi che portano con sé sono ben maggiori e più gravi.

 

social e fake news

Le Fake News sul coronavirus e le potenziali conseguenze

I social network sono sempre pieni di fake news, bufale e teorie di complotto e, nonostante non abbiano alcuna fonte di veridicità, sono in grado di circolare al punto di diventare virali. In questo periodo però rappresentano un grandissimo rischio, in quanto buona parte della disinformazione che circola sui social ora riguarda il Covid-19.
Tra le tantissime bufale che sono stare diffuse, ve ne elenchiamo alcune, nel caso non ne foste già a conoscenza:

  • La vitamina C può difenderti dal Coronavirus
  • Il caldo uccide il virus quindi imbottirsi di tisane e tè non ti farà contrarre il virus
  • Gli animali domestici possono essere gli untori per la tua famiglia
  • I bambini sono molto più contagiosi degli adulti
  • Il video che è circolato sui social network riguardo i sintomi del nuovo coronavirus

Tantissime altre fake news sono ancora in giro, e molte non ancora smascherate.
Il problema della diffusione di notizie false colpisce chiunque e ovunque; anche se una singola persona può non essere veicolo social di questa diffusione perché magari non preme il tasto “condividi”, può comunque essere veicolo offline della diffusione della notizia se ne parla con parenti o amici. Il non verificare le fonti di una notizia, il non accertarsi che essa sia stata condivisa da fonti ufficiali o abbia un rationale scientifico alle spalle, ha degli effetti nocivi che si ripercuotono su più livelli nella società, specialmente in piena emergenza sanitaria globale.
Secondo uno studio finanziato dal National Institute for Health Research, infatti, la disinformazione che circola attorno a temi di salute può avere effetti peggiorativi sulle malattie infettive.
Prendiamo ad esempio la bufala sulle bevande calde che uccidono il virus. Un lettore o un interlocutore inconsapevole potrebbero non andare a controllare la veridicità dell’informazione, e presumere che essa sia vera, questi assumerebbe che non sia più necessario adottare tutti i comportamenti che ci viene imposto di seguire dalle autorità sanitarie, dando vita ad un effetto a catena che potrebbe mettere a rischio la vita dell’individuo e delle persone attorno alla sua cerchia.

fake news digitali

 

L’OMS chiede aiuto per contrastare la diffusione di Fake News

Il problema è diventato talmente serio che l’OMS ha chiesto l’aiuto delle maggiori piattaforme web al fine di combattere la disinformazione.
Facebook sta lavorando per assicurarsi che i contenuti che circolano sulla piattaforma siano veritieri. È stato annunciato che sarebbero stati rimossi i contenuti con false informazioni o teorie di complotto segnalati dalle autorità sanitarie. Il social network si sta anche impegnando con le organizzazioni sanitarie e i ricercatori in tutto il mondo per assicurare informazioni vere da fornire agli utenti.
Su Instagram, ad esempio, se si prova fare una ricerca relativa al coronavirus, la prima cosa che appare è la pagina dell’OMS e dell’Unicef in modo tale da consentire agli utenti di accedere immediatamente a informazioni da fonti attendibili.
Anche Twitter si è mosso per garantire informazioni accurate ai propri utenti. In un comunicato è stato scritto “Abbiamo lanciato un nuovo prompt di ricerca dedicato per garantire che quando si arriva al servizio per informazioni sul #coronavirus si trovino prima informazioni credibili e autorevoli”.
Nemmeno Tik Tok, il nuovo social network dei giovanissimi, è rimasto fermo di fronte a questa emergenza. È stata aggiunta un’etichetta per le ricerche relative al virus che legge: “verificare i fatti utilizzando fonti affidabili, tra cui l’OMS” con inserimento del link al sito. Il social network invita anche i propri utenti a segnalare quelle informazioni che reputano false e con potenziali effetti dannosi.
Google, in collaborazione con l’OMS, ha fatto in modo tale che le risorse relative al virus siano facilmente accessibili. Infatti, se si dovessimo cercare informazioni riguardo al coronavirus, ci apparirà l’avviso SOS con un rimando a siti web che forniscono informazioni attendibili. YouTube, invece, ha deciso di demonetizzare quei contenuti relativi al Coronavirus e, anche qui, se un utente dovesse fare una ricerca che tratta di coronavirus, troverà come primi risultati i video che rimandano al sito del Ministero della Salute.
Tutte queste iniziative sono testimonianze del fatto che la circolazione delle fake news relative al Covid-19 stanno causando danni su molti fronti.
Tanto bisogna ancora fare in questo senso, e spesso è la divulgazone di buone pratiche per riconoscere informazioni veritiere che potrebbe diminuire la percentuale di persone soggette ad errate interpretazioni di notizie.

L’eco delle fake news

Purtroppo, però, la verità è che più circola una notizia, più risulta attendibile ai nostri occhi e spesso non andiamo ad approfondire la questione.
Una bufala che viene caricata emotivamente o che presenti  il fattore shock ha la capacità di circolare molto di più sui social network. È sufficiente inserire un titolo e un sottotitolo che catturino subito la curiosità o l’attenzione dell’utente. Il problema è che molti utenti poi non approfondiscono, non guardano le fonti, a volte, addirittura, leggono solo il titolo per poi condividere a loro volta la fake news!
È stata condotta una ricerca dalla Kingston University di Londra assieme all’Università di Roma Tor Vergata su questo argomento.
Hanno effettuato uno studio che ha coinvolto 1600 partecipati divisi in due gruppi. A entrambi i gruppi sono state mostrate le stesse notizie false ma con una differenza: a uno dei due gruppi sono state mostrate notizie che non presentavano la veridicità delle informazioni. È risultato che entrambi i gruppi hanno condiviso le notizie seppur a uno dei due gruppi non veniva fornita alcuna fonte potesse verificare l’attendibilità della notizia.
È innegabile che non tutti abbiamo il tempo di cercare le fonti di un articolo ma è altrettanto chiaro che in questo momento è nostro dovere farlo se abbiamo in mente di diffondere la notizia perché ampliare l’eco della disinformazione può avere un costo ben più alto di una fake news che tratta di gossip.
Noi, come agenzia, conosciamo molto bene l’importanza e la forza della comunicazione. Conosciamo i trucchi per aggiudicarsi l’attenzione dell’utente ma sappiamo anche che non dobbiamo mai dire ciò che non esiste; non gioverebbe a nessuno, non al cliente finale, non al nostro cliente e tantomeno a noi.
La comunicazione sui social ci permette di aumentare il volume della nostra voce, condividendo emozioni e idee, tenere informati e addirittura fare business. Tuttavia, non deve essere utilizzato come mezzo per scatenare il panico diffondendo dati e informazioni non vere.
Quando starai per premere ‘condividi’ o ‘inoltra messaggio’ pensaci due volte e trova il tempo e la volontà di andare ad approfondire la questione.

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